Le Notti di Salem
Il
male è ciclico, non scompare dopo che è stato commesso, qualcosa
rimane e prima o poi ritornerà. Come le paure rimosse dell'infanzia,
assopite ma mai sconfitte.
Il
secondo romanzo (pubblicato) del Re, introduce per la prima volta
questa concezione che segnerà profondamente la sua produzione
letteraria (vedi IT). Se già l'esordio, Carrie, era stato bollato
come romanzo horror (il che è vero solo in parte) con le notti ci si
addentra nel territorio dell'orrore classico, gotico, debitore a
Stoker e al suo Dracula.
King
usa il modello del vampiro classico, affascinante, ma decisamente
mostruoso con tanto di bara al seguito, per narrare gli orrori della
provincia americana popolata da disoccupati alcolizzati, mariti
violenti, mogli fedifraghe, agenti immobiliari senza scrupoli ecc.
Proprio questa classicità è una delle critiche che si possono
leggere nelle recensioni per il web. Non dimentichiamo che il romanzo
è del 1975, il revival emo-vampiresco era ben lontano, e la figura
classica del non morto era praticamente la sola conosciuta. Ma poco
importa, la forza dell'opera sono i personaggi, le loro
caratterizzazioni psicologiche, a partire dal protagonista Ben (al
solito uno scrittore dal passato terribile), passando per i
co-protagonisti, il giovane e tosto Mark, Susan la bella, Matt un
vecchio professore amante del rock and roll, Cody un giovane medico e
padre Callahan un prete dalla fede vacillante, fino ad arrivare ai
molti personaggi secondari (e qui già si nota l'abilità dello
scrittore di Bagor nel gestire le sotto trame e le comparse).
La
coppia di cattivi, Barlow e il suo fedele servitore Straker, sono in
puro stile Stokeriano, fedeli alla tradizione come si diceva ma
questo non è un difetto perché se è vero che sono un po'
stereotipati (anche datati se vogliamo) a rubagli la scena c'è
'Salem's Lot, la location della vicenda, che King tratta come fosse
un personaggio principale dedicandogli interi capitoli.
Il
Lot, come lo chiamano i suoi abitanti, squallida cittadina dormitorio
dominata da casa Marsten baluardo del male, è carica di orrore
pronto ad esplodere, è il vero non morto del romanzo, e i suoi
ignari abitanti le vittime sacrificali.
“Le
notti” funziona ancora, aldilà di uno stile a tratti un po' acerbo
(col senno di poi però) o della classicità di cui sopra, perché
parla di noi e delle nostre paure, ci riporta a quando soli nel buio
della nostra cameretta ogni oggetto diventava una mostruosa minaccia,
ci costringe a fare i conti con l'uomo nero della nostra infanzia,
parla della vita dell'uomo comune, di moralità e di religione, parla
di fede e di cosa è il male.
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