La nuova vita di Dylan Dog
Leggo Dylan dalle medie. E' sopravvissuto alla mia fase supereroistica, a quella manga e a quella del fumetto d'autore. Mi ha tenuto compagnia quando ero triste, ha influenzato i miei gusti letterali/cinematografici e la mia ironia. Ora leggo pochissimi fumetti ma l'inedito di Dylan lo compro ancora ogni mese. In tutti questi anni ho assistito al declino della serie, tra tante storie inutili, personaggi poco interessanti dai dialoghi stereotipati e i soliti meccanismi narrativi riutilizzati all'infinito. E' brutto ammetterlo ma Dylan da passione si è trasformato in un abitudine.
Poi arriva la notizia. Roberto Recchioni a capo della testata con la missione di riportare l'indagatore dell'incubo ai fasti del passato.
Fantastico, non potevo sperare di meglio, il nuovo curatore un giovane talento del fumetto italiano.
Fantastico, non potevo sperare di meglio, il nuovo curatore un giovane talento del fumetto italiano.
Sul web escono le prime indiscrezioni: si parla di nuovo stile per le copertine, di miniserie della durata di più albi, di un nuovo super cattivo e (ta-dà!) di Bloch in pensione. Puntuali arrivano le critiche, inevitabili quando si mette mano ad un personaggio complesso ed importante come Dylan.
Ragazzi, il Dylan di Recchioni non sarà una copia di quello di Sclavi, mettiamocelo in testa. Un autore rielabora, adatta e dona la sua impronta ai personaggi che scrive.
Perché abbiamo così paura del cambiamento e piuttosto preferiamo questa lenta agonia?
Perché abbiamo così paura del cambiamento e piuttosto preferiamo questa lenta agonia?
Ed ecco che esce "una nuova vita" primo numero sotto la direzione Recchioni, scritto e disegnato da Ambrosini.
Le novità per ora sono poche (per i grossi cambiamenti si dovrà aspettare un annetto) troviamo l'angolo della Post con le presentazioni delle new entry, il nuovo stile di copertina (sinceramente mi piace ma non mi fa impazzire), più (si dice in giro) qualche correzione e revisione della sceneggiatura originale da parte del nuovo curatore, in modo da non creare conflitti con i futuri cambiamenti.
La storia, purtroppo, non mi ha entusiasmato. Senza spoilerare troppo, è una variante del Faust ambientata in parte nella Francia degli anni 10 e in parte nel presente. Una storia complessa ma dalla narrazione troppo sbrigativa (difetto di tante storie recenti) e dai personaggi poco caratterizzati e dimenticabili (anche se il bambino/arlecchino non è male). Bello il finale in pieno stile Ambrosini (amo quando l'autore ributta la palla a noi lettori) ma nel complesso un numero abbastanza deludente, una vicenda con delle potenzialità ma che forse andava sviluppata almeno su due albi.
Non il modo migliore per iniziare la rinascita ma la strada è ancora lunga e sono curioso di vedere dove porterà.
Non il modo migliore per iniziare la rinascita ma la strada è ancora lunga e sono curioso di vedere dove porterà.

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