Sulla bellezza delle emozioni
È
tardi, quasi mezzanotte di un giorno lavorativo, ti stendi sul letto.
Non sei neanche troppo stanco. Fai piano perché Lei già dorme da un
po' e nn vuoi disturbarla. Sistemi il cuscino sotto la testa. È uno
dei momenti che preferisci, uno spazio ritagliato tutto per te. Ti
giri verso il comodino e prendi il libro in cima alla pila di quelli
da leggere o ti infili gli auricolari, e con il tablet sulla pancia
inizi a vedere un film.
Spesso
succede che nonostante le buone intenzioni, dopo 2 o 3 pagine o 10
minuti di visione, crolli dal sonno, ma a volte trovi un libro che
divori fino a notte inoltrata, finché non sei tu a dire, ora basta è
troppo tardi, o un film che dopo aver spento e chiuso gli occhi è
ancora lì.
E
dopo la lettura o la visione, non pensi allo stile, ai meccanismi
della trama, alla regia o al montaggio perché ti sei innamorato dei
personaggi, della storia e dell'ambientazione. Quando incontri queste
opere, le senti e non ti importa di analizzarle in alcun modo, o di
aver letto da qualche parte un parere negativo.
Quello
che provi vale più di ogni analisi.
Ci
sono classici che non ti hanno emozionato, opere importanti e con un
innegabile spessore artistico che hai faticato a portare a termine o
che durante una discussione con altri appassionati hai finto di
amarle temendo il giudizio altrui.
A
volte bisognerebbe smettere di fidarsi della propria testa. Il
pensiero critico è importante, va coltivato, non c'è dubbio.
Studiare, documentarsi, ampliare i propri orizzonti, aiuta a formarsi
e a formare i propri gusti. Ma la testa non deve prevalere sulle
emozioni.
Se
per noi un opera è noiosa, se non ci dà piacere non vergogniamoci
ad ammetterlo.
Lo
spirito critico non è fatto solo di studio ma anche di esperienze.
Il vissuto di ogni giorno, le belle e brutte cose che ci succedono o
che succedono alle persone vicino a noi o a quelle che non
conosciamo.
Tutto
questo ci cambia, cambia il nostro modo di vedere la vita e quindi
inevitabilmente di vedere l'arte.
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