Due o tre cose su Spazio Profondo
Leggo Dylan da una vita. Il mio prima albo, IL BUIO, lo comprai alle scuole medie dopo averlo visto in mano ad un mio compagno di classe. Fu amore a prima vista. Da quel momento, nonostante alti e bassi, ho continuato a comprarlo. Sempre. Ci sono stati periodi in cui divoravo ogni nuova uscita e altri dove gli albi in attesa di lettura formavano un preoccupante monolite nero sul mio comodino. Grazie a Dylan e al suo almanacco, imparai ad amare il cinema di genere e la letteratura orrorifica. Ma dopo tanti anni l'appuntamento mensile con Dylan non era diventato altro che routine. L'amore si era trasformato in un abitudine.
Poi qualcosa cambia. Arriva Recchioni. Si fanno proclami di rinnovamento. Passa il primo anno di transizione tra vecchio e nuovo, dove l'influenza del curatore si vede perlopiù nella nuova horror post e nello stile artistico delle copertine, e poi esce SPAZIO PROFONDO.
L'inizio del nuovo corso di Dylan Dog, il vero nuovo corso, è un manifesto del cambiamento stesso. Una sorta di “what if”, un viaggio allucinante nelle infinite possibilità future, una storia fantascientifica lontanissima dai canoni delle serie dove il povero Dylan clonato e sbattuto nell'anno 2427 dovrà fronteggiare dei mostri spaziali usciti dritti da Dead Space. La natura auto-conclusiva dell'albo permette di cambiare tutto senza, per ora, cambiar nulla. La linea narrativa principale è salva, Dylan non diventerà il nuovo Nathan Never. Le vere novità, quelle che potranno far infuriare i lettori di vecchia data, arriveranno dal prossimo numero, scritto e sceneggiato dalla Barbato (probabilmente la più adatta per un intervento così delicato) con la tanto agognata e temuta pensione dell'ispettore Bloch. Per ora siamo nel terreno del possibile, come se avessimo attraversato un wormhole per ritrovarci in un universo totalmente diverso.
Poi qualcosa cambia. Arriva Recchioni. Si fanno proclami di rinnovamento. Passa il primo anno di transizione tra vecchio e nuovo, dove l'influenza del curatore si vede perlopiù nella nuova horror post e nello stile artistico delle copertine, e poi esce SPAZIO PROFONDO.
L'inizio del nuovo corso di Dylan Dog, il vero nuovo corso, è un manifesto del cambiamento stesso. Una sorta di “what if”, un viaggio allucinante nelle infinite possibilità future, una storia fantascientifica lontanissima dai canoni delle serie dove il povero Dylan clonato e sbattuto nell'anno 2427 dovrà fronteggiare dei mostri spaziali usciti dritti da Dead Space. La natura auto-conclusiva dell'albo permette di cambiare tutto senza, per ora, cambiar nulla. La linea narrativa principale è salva, Dylan non diventerà il nuovo Nathan Never. Le vere novità, quelle che potranno far infuriare i lettori di vecchia data, arriveranno dal prossimo numero, scritto e sceneggiato dalla Barbato (probabilmente la più adatta per un intervento così delicato) con la tanto agognata e temuta pensione dell'ispettore Bloch. Per ora siamo nel terreno del possibile, come se avessimo attraversato un wormhole per ritrovarci in un universo totalmente diverso.
La vera forza di SPAZIO PROFONDO sta nei due livelli di lettura.
Il primo, una storia in puro stile Recchioni reduce dall'epopea di
Orfani, zeppa di citazioni e rimandi a classici della fantascienza
come Alien, 2001 e Solaris (come scrive lo stesso autore nell'horror
post). L'impianto narrativo funziona bene anche se l'intreccio
risulta abbastanza prevedibile in alcuni punti.
Il secondo livello di lettura, e sta qui l'originalità, è quello meta-fumettistico. La storia è una dichiarazione d'intenti, parla del destino
del personaggio, di quello in cui si era trasformato, un clone
di sé stesso imprigionato negli stessi schemi narrativi ormai
logori, e di quello che potrà diventare.
Il nuovo Dylan sarà diverso, è inevitabile quando un personaggio
viene reinterpretato da un nuovo autore, non sarà una copia del Dylan di Tiz, non avrà paura di osare ma riuscirà a farlo senza tradire lo spirito del personaggio.
Molti dei lettori storici forse non
gradiranno questo nuovo inizio, tanto invocato ma anche temuto, ma per salvare Dylan dall'oblio, bisogna aver il coraggio di fare delle scelte coraggiose e Recchioni sembra essere l'uomo
giusto.

Commenti
Posta un commento