Educazione siberiana
"Dopo tanti pensieri e discussioni con me stesso sono arrivato alla conclusione che non si risolve niente con il coltello e le botte. Così sono passato alla pistola."
La forza della tradizione, con
le sue rigide regole, generatrice di un microcosmo in cui ogni suo membro ha un ruolo ben preciso. Una comunità quella degli Urka
siberiani che sopravvive esercitando e insegnando la violenza. Una violenza giusta ci tiene a
sottolineare il protagonista Kolyma,
come onesti sono chiamati i criminali siberiani. Fiume Basso, quartiere di Bender
nella Transnistria, stato
non riconosciuto tra Moldavia e Ucraina, dove si svolge quasi
interamente la vicenda, è una grande famiglia, dove Kolyma
cresce sotto la guida di nonno Kuzja, vero patriarca
che lo educa alle antiche regole criminali siberiane. Gli onesti
criminali ricorrono alla violenza e all'omicidio solo se giustificabile, rispettano la lotta di ogni essere per la
sopravvivenza (tranne gli sbirri che non considerano neppure esseri
umani) e considerano sacri e degni di protezione, i disabili e i
pazzi.
L'educazione di Kolyma segue
un percorso preciso. Ogni tappa contribuisce a delineare le qualità
e i doveri del perfetto criminale siberiano: il rispetto per gli
altri criminali, sopratutto i più anziani, la passione per le armi,
per quelle bianche come la Picca, sorta di pugnale feticcio, fino
alle pistole; l'importanza della religione cristiana ortodossa e la
sacralità dei tatuaggi. Il corpo degli Urka è uno specchio di
quello che sono. I tatuaggi diventano un marchio indelebile di
riconoscimento, raccontano la storia del criminale e parlano anche di
chi li ha realizzati. Kolyma stesso si appassionerà prima ai disegni dei tatuaggi siberiani per poi imparare l'arte da un tatuatore in carcere.
Tra le pagine di Educazione
non c'è spazio per un autocritica della società criminale siberiana
e delle sue possibili contraddizioni. La tradizione e le sue regole
sono un dato acquisito, un postulato matematico, che il protagonista
non pensa nemmeno di dover mettere in discussione.
La rappresentazione della
comunità Urka, una affresco ricco di particolari e popolato da una
miriade di personaggi sopra le righe, è insieme la forza e il limite
del romanzo. Le descrizioni delle regole e dello stile di vita dei
criminali, contribuiscono a creare un mondo alieno e
affascinante ma volte risultano troppo ingombranti tanto da
appiattire la narrazione come
(spoiler) nella caccia allo stupratore di Kjuša, la
ragazza angelo. (fine spoiler)
Libro discusso l'esordio di
Lilin. Caso editoriale all'uscita nelle librerie, anche grazie al patrocinio di Roberto
Saviano, pubblicizzato come un potente romanzo autobiografico, dopo il successo,
con tanto di trasposizione cinematografica, è stato smontato pezzo
per pezzo dai giornali e dal web che hanno sbugiardato l'autore reo di
essersi inventato tutto di sana pianta (ricordo il titolo di un
articolo "fantasia siberiana" recitava)
A me sinceramente non
interessa indagare sulla veridicità o meno della storia. Il valore
di una storia non è nella sua fedeltà con il reale (altrimenti
dovremmo buttare tutta la narrativa fantastica) ma semmai nella sua
verosimiglianza e sopratutto se reali sono le emozioni che riesce a
suscitare nel lettore. Se Lilin e il suo editore hanno spacciato un
opera di pura fantasia per un autobiografia per vendere più copie, non è stata un operazione molto onesta dal punto di
vista etico ma questo, per me, non influenza il giudizio sul
romanzo che, nonostante alcuni difetti narrativi , rimane un
buon libro capace di coinvolgere il lettore trascinandolo a spasso per il paese dei criminali onesti.

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