Per quelli che mi chiedono in cosa consiste il mio lavoro


Immaginate una spedizione invernale su una delle montagne più alte del mondo. Voi da casa al calduccio, la seguite attraverso gli aggiornamenti quotidiani via skype con il campo base, dando una mano con il materiale per la stampa e sistemando con gli altri ragazzi dello studio, foto e video per il web. Siete distanti migliaia di chilometri, ma per due mesi la spedizione al Nanga è parte della vostra giornata.
Poi la spedizione finisce e ti arriva il materiale di due mesi in un colpo solo. Una montagna di foto e video. Materiale grezzo per il tuo lavoro. Lo guardi tutto, una prima volta. Lo riguardi e lo indicizzi con parole chiave che ti potranno guidare nel montaggio. E lo riguardi ancora. E ancora. Ti appunti un po' di idee. Scribacchi una possibile scaletta. Correggi. Cancelli. Modifichi. Il tuo è un lavoro "rischioso", non devi tradire quello che è successo. Sarebbe troppo facile rappresentare tutti come degli eroi e l'alpinismo come una figata cool. Hai la fortuna di lavorare con Emilio che in spedizione c'è stato veramente. Puoi confrontare il tuo punto di vista da spettatore comodo e distante con il suo da narratore/alpinista. Hai la possibilità di conoscere quello che dal materiale grezzo non puoi vedere. Cosa è successo prima e dopo il rec della camera. E il progetto inizia a prendere forma grazie a questo scambio reciproco tra chi c'era e tra chi quella storia l'ha vissuta a distanza e l'ha vista e rivista attraverso migliaia di frammenti. Ecco credo che il mio lavoro consista nell'avere la sensibilità per trattare con rispetto una storia, mediandola con il mio punto di vista (dopotutto il montatore è come un Dio che decide quando e come tagliare la realtà) ma cercando il più possibile di non tradirla.




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