Sympathy for Lady Vengeance
(attenzione spoiler)
Geum-Ja si dichiara colpevole del rapimento e dell’uccisione di un
bambino di cinque anni, ma la verità è un’altra. Il vero
responsabile del delitto è Mr. Baek, un vecchio insegnante di
Geum-Ja, che costringe la ragazza, ricattandola, a addossarsi ogni
colpa. La ragazza innocente sconterà tredici anni di carcere durante
i quali pianificherà la propria terribile vendetta.
Nel terzo episodio della “trilogia della vendetta”, lady vendetta
(titolo originale “Sympahty for Lady Vengeance”) la protagonista non
insegue ciecamente la vendetta come un ossessione, la sua strada
assomiglia più ad un percorso di redenzione ad un modo per tentare
di salvare la propria anima. Una strada che richiede una preparazione
meticolosa, proprio come la torta preparata nei titoli di testa, dove
il bianco della farina si mischia con il rosso della fragola,
anticipando il sangue che verrà versato, e così vendicarsi diventa
lo scopo primario dell’esistenza, unico modo che può condurre ad
un’apparente pace interiore. Geum-Ja rappresentata come un angelo,
bianca con gli occhi segnati da un ombretto color sangue e l'aureola
attorno alla testa, condividerà la sua vendetta con i genitori delle
giovani vittime dell'insegnante, sarà il catalizzatore di una
mattanza in cui il carnefice ormai vittima verrà punito per i suoi
crimini.
La pellicola non mostra violenza gratuita, andando sempre alla
ricerca di un certo senso poetico anche nelle rappresentazioni più
atroci. La scelta di non mostrare i particolari più sanguinosi non
diminuisce la dirompente forza visiva del film, anzi, aumenta ancor
di più il senso di disagio e angoscia che accompagna per tutta la
visione e che non scompare neppure al termine.
Non c'è traccia di moralismo nell'opera di Park Chan-Wook. La vendetta non è rappresentata come soluzione, ma piuttosto come un
istinto primitivo della natura umana, un istinto che logora
dall’interno e che nonostante venga appagato lascia inariditi. La
comprensione (sympathy) presente nel titolo originale, è riferita
alla protagonista, prigioniera delle sue stesse azioni, perché una
volta portata a termine la propria vendetta, le sarà evidente
l’inutilità di tale gesto che con tanto impegno inseguiva.

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