Los Angeles nera
Los Angeles, 1947, sono gli anni del boom post bellico, dell'epoca d'oro di Hollywood e del crimine senza controllo. Cole Phelps, eroe di guerra pluridecorato, uomo onesto, sposato con due figlie, è una semplice recluta del LAPD entrato in polizia con l'intenzione di cambiare il mondo che lo circonda.
In L.A. Noire fin dal menù iniziale si respira un'atmosfera che
sembra uscita dritta da un romanzo di Raymond Chandler o da un
noir di Howard Hawks. La narrazione si muove su due assi temporali. Il presente, narra le vicende dell'agente Phelps e della sua ascesa nel dipartimento di polizia, e tra i casi da risolvere c'è anche la celeberrima Black Dahlia già raccontata da James Ellroy,
e un passato infestato dagli spettri di una guerra ancora troppo
vicina.
Il marchio rockstar non deve trarre in inganno, di free roaming in L.A. c'è poco. Il gioco del defunto team Bondi è un investigativo come non se ne vedono sulle console con l'aggiunta di fasi d'azione e di guida prese in prestito dai sandbox ma nonostante questo non aspettatevi una libertà d'azione vera e propria. La storia principale procede in modo lineare ma risulta sempre appassionante e coinvolgente, i personaggi sono ben caratterizzati e le situazioni in cui ci troveremo coinvolti anche se a volte risultano ripetitive (sopratutto quelle delle missioni secondare) sono diluite in mezzo ad altre memorabili.
La Los Angeles post bellica è vasta e ricostruita con dovizia di particolari con tanto di monumenti e luoghi famosi (e quanto è stato esaltante trovarsi davanti al set di intollerance) e vi ritroverete spesso a girovagare per le vie anche solo per scoprire nuovi scorci o per bloccare tutte le auto nascoste all'interno del gioco.
Il comparto tecnico è buono e nonostante il frame rate ballerino delle sezioni di guida, il motore grafico svolge bene la sua funzione con una menzione particolare per il face capture dei volti dei personaggi, elemento importantissimo in un gioco che fa della trama e dell'atmosfera il suo cavallo di battaglia.
Decisamente consigliato a tutti gli amanti dei giochi con una bella trama e atmosfera cinematografica.
Il marchio rockstar non deve trarre in inganno, di free roaming in L.A. c'è poco. Il gioco del defunto team Bondi è un investigativo come non se ne vedono sulle console con l'aggiunta di fasi d'azione e di guida prese in prestito dai sandbox ma nonostante questo non aspettatevi una libertà d'azione vera e propria. La storia principale procede in modo lineare ma risulta sempre appassionante e coinvolgente, i personaggi sono ben caratterizzati e le situazioni in cui ci troveremo coinvolti anche se a volte risultano ripetitive (sopratutto quelle delle missioni secondare) sono diluite in mezzo ad altre memorabili.
La Los Angeles post bellica è vasta e ricostruita con dovizia di particolari con tanto di monumenti e luoghi famosi (e quanto è stato esaltante trovarsi davanti al set di intollerance) e vi ritroverete spesso a girovagare per le vie anche solo per scoprire nuovi scorci o per bloccare tutte le auto nascoste all'interno del gioco.
Il comparto tecnico è buono e nonostante il frame rate ballerino delle sezioni di guida, il motore grafico svolge bene la sua funzione con una menzione particolare per il face capture dei volti dei personaggi, elemento importantissimo in un gioco che fa della trama e dell'atmosfera il suo cavallo di battaglia.
Decisamente consigliato a tutti gli amanti dei giochi con una bella trama e atmosfera cinematografica.

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