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L'alta Murgia si sta svegliando dall'inverno. I prati dell'altopiano colorati dai mandorli in fiore sono spazzati da un vento umido a causa della pioggia caduta nella notte. La strada che taglia in due la riserva di caccia di Federico II si allunga fino a Minervino circondata da decine di pale eoliche che vorticano all'unisono. A passarci sotto il rumore delle pale copre quello delle biciclette.
Un falco ci scorta per un pezzo di strada volando sopra di noi nel cielo bianco. Sentiamo il suo richiamo ma non riusciamo a vederlo.
A Minervino le Murge precipitano sulla pianura del tavoliere. Il paese è un groviglio di vie strette con il pavimento in pietra levigata dai tanti anni di passaggi. Le case rivestite in pietra bianca di Trani si alternano irregolarmente senza una logica precisa. Qualche passante ci guarda mentre saliamo per la via principale, forse perché ridiamo e ci prendiamo in giro. Nella piazza principale c'è il mercato. Un venditore elenca al megafono tutti i prodotti della sua bancarella. Dei cane gironzolano tra le cassette ammassate alla ricerca di qualcosa da mangiare. Non lasciamo l'alta Murgia. La strada ornata da muretti a secco si perde all'orizzonte tra boschi, trulli abbandonati e miniere a cielo aperto di bauxite. Nell'aria si sente il profumo di pino silvestre.
Ci spostiamo più ad est in direzione di Altamura. Fa meno caldo e il vento è così forte che sembra voglia riportare indietro l'inverno ma ci divertiamo lo stesso. Davanti alle vie d'accesso in terra battuta delle masserie i cani di guardia ci vengono incontro e ci tengono d'occhio finché non scompariamo all'orizzonte.
Arriviamo a Gravina attraversando il ponte acquedotto romano che unisce gli antichi insediamenti rupestri scavati nel versante di un canyon con il cuore della cittadina.
In un osteria mangiamo pancotto, cavatelli freschi e salsicce condite con finocchio e peperoncino innaffiate da un vino rosso.
La Basilicata ci accoglie con il lago di San Giuliano, uno specchio che riflette un cielo azzurro. Attorno i prati sono così verdi da fare male agli occhi. Andiamo a sud, addentrandoci nel parco di Gallipoli dove la pianura lascia il posto alle piccole dolomiti lucane. Ci fermiamo per un caffè in uno dei rari paese che troviamo lungo la strada. I vecchi seduti fuori dalle abitazioni girano la testa quando ci passiamo davanti. Saliamo fino a campomaggiore, 800 m di dislivello, e senza che nessuno di noi dica niente, scattiamo sui pedali e facciamo a chi arriva prima in cima.
Arriviamo a Matera a tardi con il sole già tramontato. Pedaliamo in silenzio guardandoci attorno meravigliati davanti alla bellezza dei sassi.


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